Iguazu 1
Le cascate di Iguazu si estendono in una zona di confine tra Brasile, Argentina e Paraguay. Sfortunatamente per i paraguaiani però, non ci sono punti di attrazione nel loro territorio. Sarà per questo che la strada che porta alle cataratas è costellata di cartelloni che invitano, penso inutilmente, a visitare il Paraguay.
La sveglia della prima mattina nella scura camera della nonna, con un grande balcone che dà sulla giungla e su un rumoroso torrente è lenta e caratterizzata dall’esplosione degli zaini. Come sempre accade, ma ancor di più delle altre volte, sul pavimento giacciono puzzolenti magliette, mutande, calze e maglioni reduci dalle escursioni nel freddo sud australe.
È per questo che decido di fare un bucato a mano, non considerando che con questa umidità accompagnata dall’oscurità dal balcone nella giungla non si asciugherà un bel niente.
Per entrare nel parco dalla parte argentina bisogna percorrere un po’ di strada con un taxi. Ce lo procura il portiere dell’albergo e così conosciamo Marcos che sarà il nostro punto di riferimento per gli spostamenti in taxi.
Nel parco delle cascate dalla parte Argentina si possono fare quattro tipi di escursioni: un’immersione nella giungla, attraverso un trenino elettrico, due sentieri su passerelle, uno alto e uno basso, oppure un tuffo alle base delle cascate su dei potenti gommoni.
Non mi sembra così difficile indovinare a cosa puntano i due ragazzi, e così, anche se arrivati tardi, riusciamo comunque a prenotare tre posti sul gommone che parte alle 14. Poi ci resterà solo il tempo per percorrere il sentiero alto perché il parco chiude alle 18.
I 40 minuti passati in barca sono tutti adrenalinici. Il commandante si diverte ad accostare velocemente a destra e a sinistra alzando grandi spruzzi d’acqua che annullano sin da subito l’efficacia degli spolverini in nylon che abbiamo acquistato. Il bello però è quando ci porta proprio sotto uno dei salti d’acqua. Per fortuna le cose preziose e le scarpe le puoi riparare in borse impermeabili fornite alla partenza, ma se dimentichi qualcosa, tipo il marsupio con i soldi, anche se infilato nelle mutande te lo troverai alla fine inzuppato. Le secchiate d’acqua, fortunatamente calda, ti travolgono senza tregua e alla fine del giro è come aver fatto un bagno vestito.
In generale, sarà per la vegetazione che ti circonda sulle passerelle che è così fitta che sembra finta, oppure per le emozioni da Jungle Rapid alla decima potenza, ma non ti stupirebbe così tanto se ogni tanto partisse una musichetta alla Gardaland.
Emozioni da parco di divertimenti a parte, la vista delle cascate è veramente impressionante. La forza di queste acque, a tratti rese marroni dal terriccio che trascinano violentemente con sé, la vastità dell’arco di rocce che generano lo strapiombo e, regalo di questo giorno di Natale, anche la relativa tranquillità dovuta alla poca gente che percorre i nostri sentieri, sono una combinazione che ci fa apprezzare fino in fondo questo lato del parco.
A sera, dopo una cena nel nostro albergo, decidiamo di immergerci nella vita del paese. Passiamo così la serata alla birreria Patagonia. Un locale molto affollato specialmente da giovani del posto dove con Luca ed Enrico ci lasciamo andare, tra risate e serie riflessioni, alla ennesima discussione sui nostri progetti di vita.






Auguri
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