Mondo Gentile

So già che questo non sarà il mio ultimo post in questo blog, perché di solito preferisco sedimentare i ricordi e chiudere il viaggio a distanza di tempo. 

La lunga sosta a Roma Termini in attesa di un treno per Verona e la generale condizione di stordimento che altrimenti mi farebbe addormentare, mi danno però la possibilità di buttar giù qualche riflessione su questo viaggio. 


Se non sbaglio ero arrivato a parlare del parco divertimenti naturali di Iguazu. 


Ecco, il passaggio da quel mondo tropicale dominato dalle armoniche forze della natura alla completa disarmonia delle costruzioni di Buenos Aires potrebbe deprimere chiunque. 

Il contrasto tra le bellezze naturali, non solo di Iguazu, ma soprattutto di Torre del Paines con gli incomprensibili ammassi di diversità della capitale, la differenza tra la vita di frontiera della gente di Usuhaia e l’enigmatica situazione della folla cittadina di Baires, potrebbero avere il potenziale di distruggere il benessere accumulato nel viaggio. 

E invece no, proprio per niente. Non è così neanche per un momento. 

Anzi, il segno che lascia questa città è molto forte e soltanto positivo anche se non è immediato capire perché.  

Non te lo puoi spiegare con le quasi inesistenti attrazioni architettoniche. Qui, nella stessa strada, puoi riconoscere il peggio di Barcellona, La Havana, Milano, Londra.  Tutte lì, icone ammassate ad altezze diverse e ricoperte da alti alberi, riempiono di un anonimo guazzabuglio ogni scorcio cittadino. 

Non te lo spiega la povertà che respiri camminando in giro. È vero che non vedi cosi spesso barboni sdraiati sui marciapiedi (che ci sono, ma mi sembrano di più quelli di  Milano ad esempio). Quello che colpisce sono gli straccivendoli che raccolgono con carrelli sgangherati o con semplici sacchi di plastica, cartoni, bottiglie di plastica e ogni altra cosa da cui ricavare qualche peso. Oppure le persone (è capitato anche a me) che con sguardo ricco di dignità e senza infastidire girano tra i tavoli all’aperto dei ristoranti con un cartone della pizza da riempire mendicando gli avanzi del tuo pasto. 


In mezzo a questi squallori scopri però mille bellezze che non sono naturali (a parte i meravigliosi alberi di ficus) o architettoniche o storiche e che sembrano invece tutte legate alla forza e gentilezza della sua gente.  Un popolo che aspira a sollevarsi da una fase decadente che ha interrotto uno sviluppo all’occidentale creando la sensazione di un mondo incompleto. 

Bellezza che ti avvolge quasi inconsapevole, quando ti accorgi che ogni contatto con le persone lascia un sapore di gentilezza. Quando ti rendi conto di quanto sia pulita una città così enorme e priva di una vera storia che, se pensi ai cassonetti di Roma ti scoppia la rabbia. 

Quando ti senti rassicurato dal fatto che a qualsiasi ora del giorno e della notte, troverai un taxi, un Uber o addirittura uno dei variopinti e tutti diversi autobus che ti può portare a casa. E, anche qui se pensi al ricatto tutto italiano dei tassisti nostrani altro che rabbia…

L’apice della bellezza arriva quando riesci, sia pur da estraneo, a vivere qualche momento da vero porteño. 

Come alla milonga El Beso di cui ho già detto. 

O come l’altra sera al club Carnal, dove mi sono lasciato trasportare dai ragazzi fino alle 4 del mattino vivendo l’emozione della musica House del primo piano e ancor di più dalla musica rock dal vivo del piano terra. 

Tutto, anche nel casino più infernale, offerto con una fiera gentilezza che ti fa sentire amato. Soprattutto da chi scopre che ha le tue stesse radici in Italia e ti parla del paese della nonna o del bisnonno. 


Insomma, Baires va vissuta non alla ricerca di bellezze naturali anche se, forse, ci fossimo spinti sul fiume avremmo potuto forse ricordare  il momento più commovente di questo viaggio: noi tre in riva al Rio Grande con la musica di Dylan in sottofondo. 

E nemmeno devi cercare il conforto nelle architetture o, almeno per me, tanto meno, nella visita ai cimiteri (davanti a quello di Recoleta a due passi da casa c’è una lunga coda di turisti). 

Baires va respirata, dentro e fuori i luoghi turistici, lasciandosi colpire dal suo fare gentile e straordinariamente silenzioso per la metropoli che è.  

Ecco perché ancora grazie Enrico (anche per l’idea del titolo di questo post) passare qui gli ultimi giorni è stata una scelta giusta e bella che ha completato con il botto la fontana di emozioni generata da questo indimenticabile viaggio.









 

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