Metaviaggio

Un viaggio come questo è un’esperienza che può succedere una volta nella vita. Tre persone della stessa famiglia che vivono le loro vite indipendenti in città lontane fra loro si trovano a passare 2 settimane insieme ai confini del mondo. Ognuno di noi sta vivendo una fase della vita diversamente unica e attraverso questo viaggio sospendiamo lo scorrere degli eventi e dei traguardi quotidiani per rincontrarsi in uno spazio-tempo tutto nostro dove vivere di nuovo insieme il rapporto padre-figlio-fratello. È un viaggio dentro il viaggio, uno scoprire nel riscoprirsi che rende questa esperienza ricca di diversi aspetti. 


I paesaggi infiniti che contornano la statale della Patagonia, l’immenso ghiacciaio del Perito Moreno, i fiumi travolgenti del Cile e la fitta giungla di Iguazú sono incantevoli ed affascinanti quanto lo sono le discussioni a tavola sulle nostre radici familiari, sul perché siamo quello che siamo, sui sogni da realizzare che ci aspettano una volta tornati.





È un viaggio che, per me in particolare, scorre parallelo, su due binari fatti da quello che vedo dal finestrino della macchina o a lato dei sentieri che percorriamo e quello che vivo nei pensieri e nelle lunghe riflessioni su chi sono e chi voglio essere. Da qua il mio soprannome di “gatto” della vacanza, spesso più in disparte, silenzioso, ma comunque curioso e osservatore. Spesso sono proprio le nostre giornate che sono costruite secondo questo schema parallelo: durante il giorno ci lasciamo trasportare in posti e paesaggi incredibili, spesso solo commentando e scambiando opinioni su quello che vediamo, mentre la sera ci ritroviamo a tavola ad analizzare quasi senza accorgercene i nostri demoni, le nostre aspettative, i nostri obiettivi, litigando a volte o scherzandoci sopra. 




È nelle lunghe cene argentine che ho avuto modo di riscoprire lentamente, quasi a puntate tra una portata e l’altra, i miei compagni di viaggio. Fra un ottimo Chardonnay argentino sempre attentamente scelto da Enrico o un Ojo de Bife cotto al sangue sono rimasto affascinato dall’unicità, l’intelligenza emotiva e l’incredibile voglia di vivere di mio fratello che accompagna il ritmo scalzante di questo viaggio. Davanti ad un sigaro e una birra di un nostalgico pub di Ushaia ho apprezzato la capacità analitica di mio padre, la sua serenità rispetto alle sfide passate e future e il suo essere a volte più giovane ed energico di noi. La possibilità di discutere, analizzare nel profondo e risolvere temi esistenziali che accompagnano la mia vita con due persone, che oltre essere la mia famiglia, vivono vite che sono fonte di ispirazione, è un’occasione incredibile che rende questa esperienza, purtroppo ormai verso la fine, unica e irripetibile. 


In fondo il viaggio in un nuovo posto è l’occasione di trovare un luogo nel mondo dove poter tornare col pensiero o fisicamente con le persone che ami quando vuoi ritrovare quella serenità che hai vissuto la prima volta che ci sei stato. Il massiccio di Torres del Paines, per esempio, che si erge maestoso come un duomo in una piazza italiana, con i suoi fiumi che scendono e ti avvolgono rumorosi e la natura incontaminata che lo contorna, saranno sicuramente un posto a cui tornare mentalmente nelle giornate di nebbia che mi aspettano a casa. Le risate, la riflessione e le condivisioni di questi giorni con Enrico e Papà saranno un ricordo indelebile da raccontare ad amici, nipoti e, chissà, futuri discendenti.





È stato un viaggio nel viaggio. Un vivere ricordi creando ricordi. Grazie ad Enri e Papà per aver permesso tutto questo. Grazie alla mamma che da lontano ci ha accompagnato con curiosità nell’ascoltare i nostri racconti e che ha fatto parte di tante nostre riflessioni familiari. Grazie ad Elisabetta e Miriam che hanno permesso e supportato con entusiasmo a papà ed Enrico di prendersi questo momento per vivere completamente fra di noi questa esperienza. Infine grazie a tutti quelli che hanno avuto voglia di viverci, guardare e leggere questa piccola, grande avventura. Al prossimo i[X]DonisiIn[x]!













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