Iguaçu 2
Jorge, il cineasta che abbiamo conosciuto a Buenos Aires, ci aveva consigliato di visitare le cascate anche dal Brasile per godere della vista frontale dell’intero sviluppo dei salti d’acqua.
E poi ci aveva anche parlato dei sorvoli in elicottero. Non sono così cari e offrono viste meravigliose.
Ecco, indovina anche qui quale sarà il programma dei ragazzi…
Diego, il tassista che oggi sostituisce Marcos, ci accompagna alla base di partenza degli elicotteri.
Il volo non è poi così conveniente (120 dollari a persona) ma li vale davvero tutti.
Sono dieci minuti di emozioni totali, sia per la vista, prima sulle cime degli alberi della giungla e poi sulle cascate di fronte alle quali i volteggi dell’elicottero ne esaltano la bellezza.
Sicuramente a causa del prezzo e anche della paura di volare, non siamo in troppi a scegliere questo modo di vedere le cascate. L’attesa per salire a bordo dura solo mezz’ora.
Ben diversa la cosa dentro il parco. Arriviamo alle 11.30 e la prima navetta disponibile per portarci alle cascate è quella delle 13…
In effetti, una marea di persone assedia il parco e anche qui, e molto di più, l’impressione di una grande Gardaland attenua un po’ la forza della bellezza offerta da queste vedute.
Lungo i sentieri costruiti che ci portano ai punti più panoramici, spesso sei costretto a fermarti per gli ingorghi che si generano da chi si fa un selfie o semplicemente si ferma a guardare uno dei tanti lucertoloni che sbucano dalla giungla
Tra tensione (ed emozioni) per il volo in elicottero e fatica (e giramenti) per l’affollato percorso a piedi, arriviamo alle 16 stanchi morti e vogliosi solo di tornare in albergo e prendere l’ultimo sole si bordi della piscina.
Diego, il tassista, ci aspetta all’uscita del parco e, penso perché in possesso di un permesso speciale, salta via una chilometrica coda di auto in attesa alla frontiera tra Brasile ed Argentina.
Discutendo con Enrico che, da economista è contrario ad alimentare l’inflazione, decido di riconoscere una grossa mancia alla pazienza e alla gentilezza di Diego, che btw parla molto bene inglese.
Ai bordi della piscina, massacrato da musiche spagnole che, diciamo, non sono le mie preferite, mi addormento profondamente recuperando così le forze per l’ultima serata ad Iguazu.
Abbiamo piano una cena al ristorante La Toscana, dove speriamo di trovare una pasta perché di carne non ne possiamo più.
In effetti, la cena fila liscia con Luca che si scofana addirittura due piatti di spaghetti al pomodoro davvero buoni.
La serata finisce tra le risate di una sfida a bowling, vinta senza appello da Enrico.
Domani si torna a Baires, in mezzo alle manifestazioni che, se capisco bene, si svolgono proprio in prossimità del nostro appartamento.


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