Giornata con i baffi
Di Buenos Aires, non posso dire ancora niente. Ne abbiamo solo respirato l’aria ieri uscendo un attimo dal terminal dell’aeroporto. Rimandiamo alla fine del viaggio i commenti sulla capitale che, dall’aereo sembra infinitamente grande
L’aria qui a El Calafate, in Patagonia, dove siamo ora, è come la luce; intensa ed accecante. Ha per me il sapore, pulito e ricco di promesse, dell’aria che respiravo da bambino. Nonostante le decine di macchine scarburate ed arrancanti (la tua Meriva, Elisabetta, qui spopolerebbe: ce ne sono tantissime, più o meno nelle condizioni della tua). Nonostante questo dicevo, non percepisci che l’odore, azzurro e dolce, del vento leggero che accompagna la nostra giornata.
Vento che si fa più forte vicino al Lago Argentina, tingendo di un colore quasi innaturale le sue acque, stranamente ferme e prive di qualsiasi disturbo di natura umana. Un vento che obbliga ad un rapido rientro il nostro amico Gedeone (non so se chiamarlo come quello australiano sia un bene..) il drone che Luca impara a pilotare da uno spiazzo poco lontano da casa nostra.
Ed è lì che i due cani della foto cercano di convincerci a fornirli di passaporto per emigrare in Italia con noi.
Diversamente dagli ibis che attaccano Gedeone gracchiando rumorosamente. Di cani randagi è pieno il paese. Tutti di grandi dimensioni, anarchicamente ciondolanti e bonaccioni occupano, senza preoccuparsi dei passanti, i marciapiedi della via principale di El Calafate.
Metto una foto col puntino su El Calafate per dare l’idea di quanto lontani siamo da casa.
Ieri, poi, dato che di strada ne avevamo fatta poca, ci siamo anche sciroppati 90 km sull’unico nastro d’asfalto qui intorno per raggiungere una Stancia dove affittavano dei quad per un giro nei dintorni. Carlos, l’autista del nostro pulmino saluta ogni autobus che incrociamo con un caratteristico e buffo gesto della mano.
Come tutti qui, appena dici che sei italiano, ti racconta di un suo avo proveniente dall’Italia.
Al giro in quad avrei preferito quello a cavallo, ma tant’è in questo viaggio il mio ruolo è chiaro e non è quello di chi decide… il divertimento però c’è anche motorizzati, soprattutto quando Enrico si è impantanato in un guado costringendo il nostro accompagnatore ad un recupero 4WD. Anche lui, che parlava un bel po’ di lingue, aveva una nonna triestina.
Per completare il riassetto delle emozioni, buttate lì nel post di ieri sera, non può mancare un commento su una decisione maturata poco prima di partire e ideata da Luca, di trascorrere queste vacanze senza barba ma con i baffi! Eccoci qui in versione Narcos pronti ad affrontare questa avventura 😀!






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