Il Rally del Chile

Lunedì 18, tappa da El Calafate a Torres del Paine . 

Se c’è una cosa che si impara a El Calafate è che non bisogna avere fretta e che, qualunque cosa farai per strada, avrai almeno un cane che ti accompagna. 


Già il trovarsi immersi in paesaggi urbani a mezza strada tra Sud Tirolo e Byron Bay ti disorienta e predispone alla ricerca di un equilibrio diverso dal solito.  

Signorili case in legno, coi tetti spioventi ed i fiori sui balconi ti accompagnano dalla periferia che degrada verso il Lago Argentino

verso la via principale, molto scialla e piena di birrerie artigianali e negozi sportivi (oltre che di cani accompagnatori). Mancano solo le tavole da surf ma l’impronta ed il sapore lo hai già vissuto in Australia. 

Sarà per questo che non te la devi prendere se per venderti una SD il commesso ci impiega più di 40 minuti. O se quando entri in un negozio, vuoto, per comprare un souvenir, devi attendere la fine di un venti minuti di telefonata della commessa alla sua amica. 

Solo Pedro e Ricardo, i cani che ci hanno accompagnato da casa alla Hertz, hanno perso la pazienza e non hanno aspettato i l’ora e passa spesa al noleggio a causa dell’impiegato molto tranquillo nel predisporre la nostra pratica.  



A proposito, quello di accompagnatori, non è il solo ruolo assegnato ai cani. Sono anche degli ottimi cacciatori di droni. Whisky, un White & Black che sembrava morto ai piedi di un muretto si è improvvisamente svegliato quando Luca ha estratto il drone dalla custodia. Ben prima di azionarne le eliche! E a nulla sono valsi i tentativi, anche alimentari, di distrazione. Fino a che il drone è partito ha cercato di azzannarlo e, una volta in volo, lo ha seguito ad una velocità incredibile perdendosi nello sterminato bagnasciuga del lago. 

Un po’ per la lentezza dei commessi, un po’ per le “dronate” di Luca, Fatto sta che siamo partiti verso Torres del Paine ad  un orario non proprio ideale. 




Due parole sul mezzo che ci hanno consegnato. Una FIAT Cronos, probabilmente di produzione brasiliana e quindi sconosciuta in Italia, che viene presto ribattezzata il Cesso Patagonico. Un po’ per le 5 marce che la fanno urlare a 3500 giri ai 100 all’ora ma, soprattutto, per le condizioni generali. Anche se nuova, sembra abbia già vent’anni, lo dimostrano tra l’altro gli alza cristalli manuali e l’autoradio anni ‘80 in bella mostra sul cruscotto. 


La lunga striscia di asfalto della strada Patagonica che ci porta verso sud est, a La Esperanza, tappa fuori strada, obbligata per rifornirci di benzina (a Torres del Paine non ci sono distributori) ha almeno tre caratteristiche che non ti aspetti. La prima: nonostante lo sbalzo climatico che immagino affronti non ha nessuna buca! Il confronto con la transpolesana è impietoso. La seconda: ho trovato quasi più cicloturisti, stracarichi ed arrancanti che auto, senza parlare che non ho visto nemmeno un camper. La terza però è la più strana. Tutte le centinaia (sicuramente migliaia) di km della strada che, per chi non lo avesse chiaro, scorre veramente in mezzo al nulla più totale, sono costeggiate da una palizzata costituita da paletti di legno uniti da quattro file di cavo metallico. 

Mi immagino la noia nel costruirla e mi convinco che sia per evitare che i tanti animali selvatici presenti attraversino la strada. In effetti, molto spesso vedi i resti di qualche povero guanaco morto lentamente impigliato tra i cavi. È anche vero però che molti sono riusciti a scavalcare la recinzione, ma non ad attraversare la strada perché ci sono anche i resti di molte carcasse spolpate dagli avvoltoi. 




Rimpiango lo scorrere liscio del Cesso sulla strada Patagonica quando, in prossimità della frontiera Argentina inizia il tormento delle strade non asfaltate. Che, pensi, durino pochi km, ma, quando per arrivare all’albergo devi percorrerne almeno 200 su strada battuta, ma non asfaltata o ti immedesimi in un guidatore di rally (tanto non c’è nessuno per strada) o maledici di essere da queste parti. Ovviamente ho scelto la prima lasciando dietro di noi una continua nuvola di polvere a tratti immortalata da Gedeone, sapientemente pilotato da Luca. 

Così, con qualche sosta per le riprese abbiamo percorso i duecento km di strade bianche (Y 200 e Y 209) senza mai incontrare una casa.  Sullo sfondo le Torri del Paine giocano a nascondino fino a quando, sbucando quasi all’improvviso nella  pianura dove scorre il Rio Serrano e dove si trova il nostro albergo, non si decidono (le Torri) a mostrarsi in tutta la loro imponente e dolomitica presenza. 




Domani ci aspetta una passeggiata ai piedi del massiccio. Per oggi ne abbiamo fatte abbastanza. Anzi no, dopo cena ci improvvisiamo giocatori di bigliardo infangando, senza vergogna, la nobiltà di questo gioco.



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